Testimonianze di militari:
Lorenzo Vocaturo

Sono partito militare nel mese di novembre dell'anno scorso.
Sono stato assegnato ad una caserma piemontese, ben oltre il limite teorico di 100km (vivo nel Lazio). Non ho mai pensato di fare il militare di carriera, ciononostante l'idea di fare questa esperienza non mi disturbava piu' di troppo, (ho anche fatto il concorso per allievi ufficiali di complemento) anche se avevo dei problemi pratici (dovevo laurearmi entro marzo o pagare otto milioni alla mia universita').
L'inizio della mia esperienza e' da manuale: giornate passate a fare la coda per l'arruolamento e per prendere il corredo, assaggio della disciplina militare e cosi' via. Non ero esattamente entusiasta, ma tiravo avanti (non mi aspettavo una vita differente da militare...)
Il lato oscuro della mia esperienza inizia alla visita di arruolamento: soffro di asma fin da bambino, anche se, come e' normale per l'asma, le crisi non sono continue. In base alle mie conoscenze mediche ritenevo di non essere riformato. Le mie conoscenze mediche, si potra' dedurre, non sono granche'. Alla visita dei tre giorni consegnai fiducioso la documentazione medica, che evidentemente non fu presa in considerazione. Perche' fosse considerata avrei dovuto farlo ben presente, ma non consideravo la naja qualcosa di negativo, piuttosto come un'esperienza comunque interessante.
Chiesi al medico della mutua di farmi un certificato che dimostrasse la mia condizione ma lui mi disse ''non ti preoccupare, vai dal medico militare e ti fa gli accertamenti''.
Spiegata la situazione al medico, chiedo di non essere sottoposto a vaccinazioni, lui dice ''mi prendo io la responsabilita': idoneo'' (qui sono stato sciocco, se gli avessi chiesto di prenderla per iscritto avrei ottenuto un risarcimento) Dopo poco ritorno dal medico e mi lamento: lui non riteneva che gli asmatici potessero soffire dalle vaccinazioni, ma i medici me le hanno sempre sconsigliate. Lui mi invia all' ospedale militare (d'ora in avanti HM) di Genova per verificare. A Genova le apparecchiature non funzionano, quindi vengo rimandato al corpo come non idoneo (cosa che in realta' non ero ancora, ma cosi' mi aveva detto l'infermiere, e non potevo verificare le varie voci).
I giorni passano, e all'ultimo giorno vengo inviato a Milano, dove sono ricoverato per un giorno. Nel frattempo cominciano ad arrivare le crisi di asma, e prendo 40 giorni di convalescenza da passare a Santa Marinella (a casa), poi 10 (era verso l'ultimo dell'anno e non c'era nessuno), poi 60. A questo punto non appartengo piu' al corpo (la spiegazione richiederebbe un po' di militarese) e sono assegnato al mio distretto. Al 110 giorno i medici mi confidano che sono comunque non idoneo, ma non sanno se riformarmi o meno (a che pro non riformarmi, visto che comunque non potranno mai utilizzarmi? Boh?). Poi lo stesso giorno decidono per la riforma, che accetto. La mia naja e' sicuramente diversa da quella di molti, per la durata effettiva (14 giorni scarsi), per il fatto che non ho comunque toccato fucile (anche se non manca chi la passa comunque dietro una scrivania dopo aver fatto soltanto il tiro al bersaglio al CAR) e per essersi basata su una guerra alla burocrazia, il che puo' essere utile per la mia futura professione (commercialista). Ho visto il comandante felicitarsi per il fatto di aver fatto un'ottima figura per il picchetto d'onore di fronte al generale, anche se poi nella caserma mancava a volte la luce e il riscaldamento, come doveva convenire nello stesso discorso. Certo come recluta ero piu' interessato alla seconda parte, visto che sono stato per giorni senza lavarmi.
Ho sentito i discorsi dei caporali, tesi ad insegnare il senso del dovere e la dedizione al corpo. Ho visto gli stessi caporali farsi le canne nelle camerate, e dirmi, quando stavo per partire in licenza, ''veda di levarsi 'sta naja di merda''...
Mi sono comunque goduto lo spirito di corpo, e la strana sensazione di fare parte di un mondo a se' stante. Mi sono sentito per la prima volta indipendente (era un'indipendenza relativa, impossibile da mantenere al di fuori di quel mondo, ma comunque la mia prima indipendenza) ed mi sono trovato a parlare con persone che magari nella vita civile non avrei mai avvicinato in quanto appartenente a ''mondi diversi'' (non perche' io sia speciale, semplicemente perche' il meccanismo di selezione delle amicizie che costruiamo nella vita civile non ha valore all'interno della caserma). A parte questa esperienza sociale mi e' rimasta della vita militare questa immagine burocratica, di una serieta' soltanto formale e pronta a cadere in un attimo di fronte alla verita', e mi sono chiesto come avremmo reagito se messi di fronte ad un'emergenza. Viaggiando in treno osservo sempre i militari. C'e' una differenza enorme tra militari di carriera e para' (che possiamo considerare dei semi-volontari) e il resto dei militi: i primi sono sempre allegri, i secondi hanno delle facce patibolari. Alcuni guardano fisso di fronte a loro, danno l'idea piu' dei deportati che di protettori. La vocazione evidentemente non puo' venire dall'imposizione.
Lorenzo Vocaturo


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