Testimonianze di obiettori di coscienza:
Emanuele Somma

Al Signor Procuratore Militare
presso il Tribunale Militare
NAPOLI

Al Signor Procuratore della Repubblica
presso la Pretura Circondariale di
S. MARIA CAPUA VETERE - CE

Al Signor Ministro della Difesa
Prof. Beniamino Andreatta
ROMA

Al Presidente della Commissione DIFESA della Camera dei Deputati
ROMA

Al Presidente della Commissione DIFESA del Senato della Repubblica
ROMA

All’Ispettorato Generale della Sanità Militare presso il Ministero della Difesa
ROMA

Al Direttore Sanitario
dell’Ospedale Militare di Caserta
CASERTA

Al Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Medici
CASERTA

Al Comando Distretto Militare
Principale di Salerno
84100 SALERNO

Alla Fraternita di Misericordia di Avellino
all'attenzione del Presidente G. Gaita
e del Responsabile degli OdC D. Catucci
Via G. Rotondi - Rione Parco
83100 AVELLINO

Alla Confraternita Nazionale delle Misericordie d'Italia, all'attenzione del Responsabile Nazionale degli OdC
Piazza S. Giovanni, 1
50129 FIRENZE

Alla Lega degli Obiettori di Coscienza
Via M. Pichi n. 1
MILANO

Alla Associazione Obiettori Non-Violenti
Via E. Scuri 1/c
24100 BERGAMO

A "Il Giornale dei Militari"
Via Tacito, 74
00193 ROMA

Alla redazione de "Il Mattino"
Via Chiatamone
NAPOLI

Oggetto : Esposto/Denuncia su gravi comportamenti di rilevanza anche penale da parte del personale medico dell’Istituzione Militare.

Il sottoscritto Dott. Ing. Emmanuele Somma residente in Pisa alla Via S. Marta n. 57 e domiciliato, ai fini di questo atto, presso lo Studio Somma alla Via Iannacchini, 28 di Avellino,
PREMESSO
· di aver preso servizio il 03/06/1996 come Obiettore di Coscienza in Servizio Sostitutivo Civile presso la Fraternita di Misericordia di Avellino ad oltre 700 km dalla propria residenza, pur rientrando nelle condizioni previste dal regolamento per l'assegnazione (come universitario in debito della sola tesi di laurea) e avendo presentato apposite istanze corredate dai relativi documenti, e che in merito a tale "strana" assegnazione il giorno 15/06/1996 presentava esposto circostanziato al Ministro della Difesa e al Procuratore Militare, richiedendo un’inchiesta per comprendere come e perché fosse avvenuta e per capire se debba ascriversi a principi di correttezza amministrativa l’assoluta ignoranza delle norme e delle procedure stesse del Ministero da parte dei propri operatori, o se tale condotta non riveli una continua violazione di precise norme penali ove se ne accerti la volontarietà (e non dovrebbe essere difficile) ed i limiti ;
· di aver fruito di una licenza straordinaria per Esami di Stato per sostenere l’esame di abilitazione alla Professione di Ingegnere scadente alle ore 24 del 20 gennaio 1997, in merito alla quale ha presentato altro esposto al Ministro della Difesa e al Procuratore Militare per lamentare il vulnus dovuto alla non concessione dei giorni di viaggio a causa di decisioni arbitrarie sia del Distretto Militare che dell’Ente di Appartenenza;
ESPONE QUANTO SEGUE
In data 20 gennaio 1997 comunicavo all’Ente "Fraternita di Misericordia di Avellino" per telegramma, seguìto il giorno successivo dall’originale del certificato medico, di non poter riprendere servizio a causa dell’insorgere di un forte stato febbrile dovuto a bronchite virale come certificato dal medico ASL convenzionato, che prescriveva riposo domiciliare di gg. 5 scadenti il giorno 25 gennaio. Successivamente, in difetto dell’obbligatoria visita domiciliare del medico militare e in presenza ancora di stato febbrile e infiammazione alle vie aeree mi vedevo costretto, allo scadere del primo certificato di recapitare un secondo certificato medico con la richiesta di altri 4 giorni di riposo domiciliare scadenti il giorno 28 gennaio, in tale data per il protrarsi dello stato febbrile richiedevo telefonicamente al DM di Salerno l’invio del medico militare, come prescritto dalla normativa vigente, ottenendo l’invito a presentarsi direttamente presso il presidio medico della caserma militare "Berardi" di Avellino. Il successivo giorno 29 gennaio facevo l’errore di presentarmi presso l’infermeria del 231 Reggimento "Avellino". Richiesta diagnosi e cura al Capitano Medico del Presidio Dr. Filippo DI COSIMO, e dopo la semplice misurazione della temperatura corporea (risultata 37,5°), mi venivano concessi 6 giorni di riposo medico domiciliare, riportando come diagnosi la copia di quelle precedenti. Pur facendone esplicita richiesta, sottolineando di essere residente a Pisa e quindi nell’impossibilità di ottenere un parere dal mio medico, non riuscivo ad ottenere alcun tipo di terapia, tranne la generica e orientativa intimazione a "guarire continuando gli antibiotici", senza neppure occuparsi della terapia in atto o pregressa. Mi veniva ordinato di ritornare alla scadenza della licenza. Infatti mi ripresentavo il 3 Febbraio presso il Presidio Medico e il Capitano in modo ancor più sbrigativo mi concedeva 4 giorni ulteriori di riposo medico domiciliare, con una diagnosi molto più generica, e di nuovo senza alcuna terapia e con l’unica valutazione della temperatura corporea (ancora 37°). Allo scadere dell’ulteriore licenza mi ripresentavo e dopo l’ennesima misurazione della temperatura e continuando ad avere stato febbrile venivo "mandato all’Ospedale Militare di Caserta", dopo essere stato apostrofato dal Capitano Medico in modo certamente offensivo e sicuramente gratuito affermando che volessi "prenderlo in giro" e che non avessi rispettato una terapia che non mi era stata prescritta per una diagnosi basata su dati quantomeno orientativi. La diagnosi con cui venivo mandato all’Ospedale Militare era semplicemente "postumi di sidrome influenzale".
Il giorno 7 febbraio, presentatomi all’Ospedale Militare di Caserta Reparto Osservazione/Medicina dopo l’ennesima misurazione della temperatura (37,5°) venivo ricoverato da un Capitano Medico (da identificare), senza aver modo neppure di preparare una valigia contenente gli effetti personali e per la propria igiene, né avere la possibilità di poterlo comunicare ai miei parenti, se non mendicando qualche spicciolo per i telefoni. Venivo ricoverato letteralmente solo con quello che avevo indosso, come sembra sia prassi. In attesa di accertamenti veniva disposta come unica terapia l’assunzione di una massiccia dose di "tachipirina", la cui funzione è notoriamente solo quella di far diminuire la temperatura corporea. In base alla diagnosi del Presidio Medico di Avellino, sebbene più volte richiesta, mi veniva rifiutata una visita specialistica all’apparato respiratorio né venivano predisposti accertamenti radiografici alla zona bronchiale, almeno per escludere il pericolo di una polmonite, anzi mi veniva risposto che questo, come l’ulteriore richiesta di una visita specialistica per verificare la presenza di una varice nella narice sinistra, poteva essere richiesto solo quando fossi tornato al presidio del Distretto di appartenenza e non in quella sede.
In compenso venivo alloggiato in camerate fredde la cui situazione igienica era, e presumibilmente continua ad essere, a dir poco raccapricciante. Indegne per una istituzione come quella Militare e ancor di più letteralmente incivili per uno Stato che, nonostante tutto, sembra ancora appartenere ai paesi sviluppati della Terra, forse.
La mia odissea non era che appena iniziata, ovviamente. Infatti il giorno successivo, dopo aver effettuato il prelievo del sangue, ovvero l’unico accertamento predisposto eccettuata la visita specialistica otorino "strappata" al Maresciallo del Reparto come grande favore personale (ma non quella da uno pneumologo), e dopo l’ennesima misurazione della temperatura corporea (36,8°) venivo trattenuto in degenza perché a causa della condizione medica mi veniva rifiutato il permesso per trascorrere il fine settimana presso domicilio dei miei genitori ad Avellino, risultando presumibilmente l’unico ricoverato nell’intero complesso ospedaliero, come può facilmente evincersi dalle firme per il contrappello e per la somministrazione dei pasti. Ferme restando le stesse condizioni igieniche della notte precedente, ovviamente.
Nei giorni di sabato 8 e domenica 9, unico occupante del reparto di Osservazione/Medicina, non venivo sottoposto ad alcun tipo di terapia medica e solo su richiesta mi veniva affidato un termometro per tenere sotto controllo la temperatura corporea, (ciò solo grazie alla disponibilità e all’umanità del giovane di leva in servizio di Piantone, essendo assente qualunque altro personale). L’assenza di cure specifiche, la forzata eliminazione della cura antibiotica ed anti-infiammatoria che era in atto presso il mio domicilio ha senza dubbio avuto ripercussioni negative sul mio stato di salute.
Il giorno di lunedì 10 ancora in attesa dei risultati degli accertamenti e senza neppure la misurazione della temperatura ma solo sulla mia dichiarazione che mi fosse calata, come mi era effettivamente calata la febbre nel fine settimana, mi veniva, fortunatamente, concesso il permesso di lasciare l’Ospedale Militare fino alle ore 8 del giorno successivo, ma non prima di aver ricevuto una ennesima, e se possibile ancora più offensiva "ramanzina" da parte del Capitano Medico circa il solito fatto che il sottoscritto continuasse a "prenderlo in giro", ostinandosi a pretendere una diagnosi scientifica del proprio stato che, sempre in base alla precedente diagnosi del medico militare del presidio non era che un semplice stato influenzale per il quale era già stata concessa la "grazia" di 18 giorni di licenza di malattia. A nulla, ovviamente è valso il mio suggerimento, di provare ad accertarsi se non fosse invece una bronchite e, dopo tutto quel tempo di ricovero-senza-cura, se non si fosse trasformata in qualcosa di peggio. Una volta in permesso, quello stesso pomeriggio, mi vedevo costretto a consultare (con spese non certo a carico dell’Istituzione presso la quale ero pure ricoverato) uno Specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio che dopo una accurata visita clinica e l’analisi di radiografie bronchiali, ottenute presso uno Studio di Radiologia Medica privato quello stesso pomeriggio diagnosticava, in prima analisi, una "BRONCOPNEUMOPATIA ACUTA" prescrivendo una forte e lunga terapia antibiotica e antiinfiammatoria oltre che, evidentemente, la necessità di evitare situazioni che potessero portare a qualunque tipo di raffreddamento, escludendo sulla base delle radiografie, almeno, il pericolo di addensamenti polmonari.
Proprio il giorno successivo rientrato in Ospedale, ricevute le analisi di laboratorio, il sottoscritto veniva giudicato IDONEO sulla base degli accertamenti disposti ovvero il semplice esame del sangue e l’ennesima misurazione della temperatura corporea, letta "decimi oltre 37°" dal Maresciallo e considerata 36,9° dal Capitano Medico, cosa che a me sembra già da sola gravissima. D’altronde non si capisce come mai con 36,8° era impossibile ottenere il permesso per il fine settimana a causa della "condizione medica" e invece con una temperatura superiore, sia pure di un decimo, ero considerato "idoneo" al servizio.
Per dignità mi sono astenuto dal mostrare al Capitano Medico, la diagnosi dello Specialista da me consultato, sebbene abbia accennato al fatto che lo avessi consultato, e abbia anche sottolineato che le condizione nelle quali veniva svolto il Servizio Civile al quale sono assegnato (servizi di trasporto ed emergenza sulle ambulanze) non avrebbero in alcun modo potuto "giovare" alla mia situazione clinica. Il Capitano Medico non ha capito, o non ha voluto capire, e per l’ennesima volta con un comportamento che non può solo qualificarsi come superficiale ma va considerato decisamente irresponsabile, confermava il suo giudizio di idoneità. Avendo frequentato per un po’ la "Corte dei Miracoli" di questo reparto ho capito quanto sia plausibile la supposizione che il Capitano si attendesse che io seguissi la prassi comune di chiedere strisciando il periodo di convalescenza che ritenevo necessario, e me l’avrebbe elargito con magnanimità. Purtroppo non sono abituato a chiedere favori quando so di avere DIRITTI e non vedevo, e non vedo tuttora, la necessità di sollevare il Capitano Medico dalla responsabilità della sua diagnosi, sulla quale mi riservo di agire in tutte le sedi opportune. Infine, per puro caso, ho assistito alla relazione che il Capitano Medico ha fatto al responsabile del reparto (un Tenente Colonnello) circa la mia situazione, e devo in coscienza riportare come, per completare il quadro, abbia falsato completamente il quadro clinico, e abbia deliberatamente non riportato ciò che il sottoscritto aveva chiesto e con quanta superficialità egli avesse trattato queste richieste.
Non ho richieste particolari da esprimere poiché le Autorità interpellate certo sapranno e dovranno trovare le risposte più opportune alla esposizione dei fatti sopra riportata se, come a me sembra, non può sicuramente evincersi un comportamento degno di una Istituzione che dovrebbe esclusivamente servire il Cittadino. Ancor più grave è quando un Cittadino come il sottoscritto ha alle spalle un curriculum individuale di assoluto rispetto e che certo non contempla in alcun modo la più minima ombra di comportamenti neppure lontanamente paragonabili alla MENDACIA di cui mi hanno accusato senza mezzi termini i Medici Militari sia del Presidio Medico di Avellino che dell’Ospedale Militare di Caserta, che NON TOLLERO in alcun modo che venga presunta da chicchessia, meno che meno da personaggi che hanno dimostrato con il proprio comportamento di essere maleducati, prima che incapaci, e di essere assolutamente senza coscienza e presumibilmente con ancor meno capacità scientifiche e mediche, seppure ricoprano incarichi di responsabilità nell’Istituzione Militare.
Non ho particolari richieste da esprimere, anche perché se una richiesta mi sentissi di avanzare, sarebbe sicuramente quella di voler provvedere ad allontanare con il massimo disonore queste persone che con la loro mediocrità minano alla base la credibilità di ogni Istituzione e di ogni Civiltà. Spero sinceramente di poter vedere subito l’apertura di una seria inchiesta per comprendere come e perché siano potuti accadere tanti incresciosi avvenimenti e come è possibile che il comportamento di questi individui possa essere stato tanto inqualificabile.
Inchiesta disposta non per favorire me, e sarebbe ormai impossibile, quanto per capire se debba ascriversi a qualche nuovo principio di correttezza amministrativa l’assoluta ignoranza delle norme e delle procedure stesse dell’Istituzione Militare da parte dei propri operatori, oltre che i requisiti minimi di Scienza e Coscienza da parte dei Medici Militari, o peggio se tale condotta non riveli una continua violazione di precise norme penali ove se ne accerti la volontarietà (e non dovrebbe essere difficile) ed i limiti. Si tenga conto anche che dopo qualche giorno di servizio, come era evidente, il sottoscritto, pur sotto forte terapia, ha continuato ad accusare ben più che decimi di uno stato febbrile (e ciò probabilmente avrà un qualche motivo clinico). Spero sinceramente che ciò non comporti un’aggravamento della mia situazione bronchiale, anche perché, grazie all’inopportuna (ma certamente deliberata) assegnazione ai servizi di emergenza durante le ore notturne, nulla mi trattiene dal considerarla una grave infermità contratta per cause di servizio.

Ritenuto che i fatti esposti possano integrare e definire reati perseguibili d’ufficio nel comportamento di quei Medici Militari che comunque, per il solo grado militare rivestito, non hanno alcun potere di offendere la dignità e la personalità altrui con comportamenti ed azioni censurabili dal codice penale militare oltre che dal buon gusto e dal buon senso, la presente è diretta all’autorità giudiziaria sia civile che militare per il più a praticarsi e perché adottino i provvedimenti del caso a norma di legge, disponendo l’immediato sequestro di tutta la documentazione relativa alla mia cartella clinica al fine di evitare eventuali alterazioni o manomissioni della documentazione e per una compiuta definizione dei reati denunziati, ed a tutti gli altri Enti in indirizzo per i provvedimenti che riterranno di loro competenza al fine di evitare per il tratto a venire casi analoghi.
La presente, se del caso, vale anche quale querela di parte intendendo specificamente avvalersi delle norme di cui all’art. 408 terzo comma del c.p.p.

Avellino, 17 Febbraio 1997
Con osservanza,
Dott. Ing. Emmanuele Somma


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